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Laura Sforza
Laura Sforza

Laura Sforza

Qualifica Extraordinary:  NLP & Extraordinary Coach

Settore Coaching:  Life

Altre lingue parlate:  Inglese

Fascia prezzo: €€€
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Altre qualifiche

NLP Trainer, NLP Coach, Tony Robbins Senior Leader, Strategic Intervention Coach, Robbins & Madanes Coach, Extraordinary Coach

Mi presento

Sono una NLP Trainer, una Robbins & Madanes Coach e una Extraordinary Coach certificata. Sono una donna curiosa del mondo e una mamma orgogliosa. La mia passione è accompagnare i miei clienti nella loro trasformazione, evoluzione e crescita. Trasmetto loro il valore della consapevolezza e del coraggio.

I miei articoli su Coachee


La ripetizione è la madre di tutte le eccellenze.

Ho da qualche giorno concluso un evento di Tony Robbins, non è stato il primo e sicuramente non sarà l’ultimo. Molti mi domandano quanto sia utile continuare a partecipare e ripetere continuamente gli stessi eventi e gli stessi concetti. Questo mi ha portata a riflettere su una lezione che il mio viaggio mi ha insegnato, e voglio condividerla con te: La ripetizione è la madre di tutte le eccellenze. Per illustrarti meglio l'importanza della ripetizione come chiave per acquisire abilità ed eccellenza, ti racconto come ho iniziato la mia esperienza in questo mondo della crescita personale e perché oggi continuo ripetutamente a servire e supportare gli eventi di Tony. Partiamo dall’inizio. Qualche anno fa mi sono confrontata con una sfida importante della mia vita, che mi ha spinta a cercare opportunità di crescita personale. Sentivo che non stavo sfruttando al massimo il mio potenziale, e così mi sono iscritta a un seminario di Tony Robbins. Quando mi sono iscritta per la prima volta al seminario, ero piena di entusiasmo e di aspettative. Ma anche di dubbi: "Posso davvero imparare qualcosa di nuovo?". Quell’evento, tuttavia, si è rivelato più potente di quanto avessi mai immaginato.  Il mio primo evento fu un'esperienza rivelatrice. Il potere dei nuovi concetti, unito a esperienze emozionali potenti, ha cambiato completamente la percezione di me stessa e del mondo. Ho imparato nuove strategie e tecniche, ho provato emozioni potenti e mi sono sentita ispirata a cambiare. Sono tornata a casa piena di passione e ho da subito iniziato a implementare ciò che avevo appreso. Tuttavia, con il passare del tempo, mi sono resa conto che, nonostante la mia comprensione iniziale, era difficile attuare effettivamente i cambiamenti nella mia vita quotidiana. Ho presto scoperto che imparare qualcosa di nuovo non significa necessariamente essere in grado di applicarlo. Infatti, tornata alla mia vita quotidiana, mi sono resa conto che molti dei concetti appresi al seminario erano difficili da implementare. Nonostante avessi compreso teoricamente le idee, mi sentivo come se avessi fallito nel metterle in pratica. Non mi sono lasciata abbattere. Ho capito che la padronanza richiede ripetizione. Quando ho partecipato allo stesso seminario per la seconda volta, non ero la stessa persona. Ero cresciuta, avevo affrontato nuove sfide e avevo una comprensione più profonda di me stessa. Questa volta, pur essendo esposta agli stessi concetti, li ho assorbiti a un livello più profondo. Come una persona diversa rispetto alla prima volta, sono stata in grado di interiorizzare le lezioni in modo più significativo. Durante quel secondo seminario, ho riscontrato che i concetti che avevo lottato per comprendere e applicare erano ora più chiari. Ho avuto delle rivelazioni, momenti di "Aha!", come diciamo nel mondo Robbins, che mi hanno permesso di vedere le cose da una nuova prospettiva. E, cosa più importante, ho cominciato a integrare i nuovi concetti nel mio modo di pensare e di agire. Ho continuato a frequentare i seminari di Tony Robbins, e ogni volta mi avvicinavo a una padronanza diversa di ciò che stavo imparando. A distanza di anni, ho raggiunto un livello di padronanza più profonda. Ho cominciato a vedere cambiamenti reali nel mio comportamento e nelle mie decisioni. Ho visto la mia leadership trasformarsi, diventando sempre più efficace e risolutiva. Dopo anni di ripetizione e pratica, ho raggiunto una nuova padronanza. Le tecniche e strategie che avevo appreso non sono più qualcosa a cui devo pensare attivamente. Sono diventate automatiche, integrate nella mia personalità e nel mio stile di leadership. Ora, alla mia ulteriore partecipazione, mi sento ancora più forte. Ho consolidato le lezioni che ho imparato nei precedenti seminari e mi sento pronta ad assimilarne di nuove. Alcune delle idee che una volta mi sembravano complesse ora mi sembrano più semplici. Ciò che una volta era difficile è diventato facile. E, mentre continuo a imparare e a crescere, mi rendo conto che ogni volta che partecipo a un seminario, lo faccio come una persona diversa, in grado di assorbire e integrare i concetti a un livello sempre più profondo. La ripetizione non solo mi ha permesso di consolidare ciò che ho già imparato, ma ha anche liberato spazio per l'assimilazione di nuove idee. La mia esperienza evidenzia il potere della ripetizione nel processo di apprendimento e crescita. Dimostra che non importa quante volte ci si esponga a un concetto, ogni volta lo si è in grado di assorbire a un livello più profondo e significativo. Il mio viaggio verso la padronanza attraverso i seminari di Tony Robbins è solo una delle tante testimonianze della verità che la ripetizione è davvero la madre di tutte le eccellenze. Ora domando a te di riflettere. Prova a pensare alla prima volta che hai fatto un corso, hai letto un nuovo libro, o hai fatto una nuova esperienza. Ogni volta che iniziamo qualcosa di nuovo, ci si sente bene, giusto? Ogni volta che entriamo in contatto con qualcosa di nuovo siamo presi dall'emozione. L'emozione che si avverte quando ci si immerge in qualcosa di nuovo è indubbiamente elettrizzante. L'aspetto fresco e stimolante, la curva di apprendimento rapida e i notevoli progressi osservabili possono suscitare un senso di eccitazione. Tutto è fresco e stimolante, ci sembra di stare imparando e vediamo miglioramenti rapidi. Ma poi le cose si fanno più difficili, quindi cosa succede? All'improvviso le cose si complicano, il tasso di progresso rallenta e si avverte la tentazione di gettare la spugna. Questo è il momento in cui bisogna ricordare che per diventare davvero bravi in qualcosa, la superficie non basta: occorre andare in profondità. La chiave per farlo sono il tempo e la ripetizione. Vediamo insieme quali sono i 3 livelli per raggiungere l’eccellenza: Livello 1: Padronanza cognitiva Spesso, quando leggiamo, ascoltiamo o capiamo qualcosa, siamo portati a pensare di averla imparata. È facile cadere nella trappola di pensare che, una volta letto, ascoltato o compreso qualcosa, lo si sia automaticamente appreso. Ma la comprensione è solo il primo passo verso la vera maestria. Quante volte hai letto un libro, un blog o un podcast e ti sei detto: "Ok, l'ho capito, posso passare oltre?". E poi quando hai cercato di mettere in pratica quello che hai appreso, ti sei reso conto che non era così facile come pensavi. La realtà è che serve la ripetizione per approfondire e passare dalla mera conoscenza all'azione. I veri esperti, in qualsiasi campo, sanno che la ripetizione è la madre di tutte le abilità e le eccellenze. La padronanza cognitiva da sola non basta per far garantire il successo. Per avere successo, è necessario comprendere la propria abilità a un livello molto più profondo. Livello 2: Padronanza emotiva La padronanza emotiva inizia quando cominciamo a collegare le azioni alle relative conseguenze. In questa fase, non si tratta più solo di conoscere, ma di agire in base a ciò che si sa. L'associazione di emozioni come il piacere o il dolore alla ripetizione rafforza il legame tra l'azione e la sua conseguenza e il suo risultato, rendendo l'azione più automatica. Questo concetto si applica in tutte le aree della nostra vita. Ti sei accorto che quello che stavi facendo non era la cosa giusta, ma hai ignorato il tuo istinto. Qual è stata la conseguenza? Probabilmente l'esperienza è stata talmente dolorosa da farti pensare di dover agire in modo diverso la prossima volta. Ma una sola esperienza negativa basta a evitare di commettere lo stesso errore in futuro? No, spesso si ripetono gli stessi errori perché non si è ancora associato abbastanza dolore, e questo impedisce di raggiungere l'ultimo livello di padronanza. Livello 3: Padronanza fisica Con la ripetizione e l'associazione emotiva, è possibile raggiungere la padronanza fisica. A questo livello, non devi più pensarci: l'azione diventa automatica. Questo è il livello della vera maestria, che tutti dovremmo aspirare a raggiungere. Come si raggiunge la padronanza fisica? Ricordi quando hai imparato a legare i lacci delle tue scarpe da bambino? All'inizio era difficile, ma con la pratica e il rinforzo emotivo, come l'elogio dei tuoi genitori, è diventato sempre più facile, fino a diventare un gesto automatico. Ogni volta che ci esponiamo nuovamente allo stesso concetto, siamo persone diverse rispetto alla volta precedente. Cresciamo e ci trasformiamo continuamente, e questo ci consente di assimilare le informazioni a un livello più profondo a ogni ripetizione. Il tuo viaggio per ottenere la padronanza è costruito su una serie di piccoli successi. Non ti sveglierai un giorno improvvisamente con un'abilità da esperto nell’area che desideri. Ma con la ripetizione e il tempo, avrai un giorno un'illuminazione: "Oh, ho capito come funziona!". E quello sarà il tuo momento di successo. Il successo si costruisce sul successo. Da lì, continuerai a costruire su quel successo. Il progresso potrebbe sembrare lento, ma ricorda: la ripetizione è la madre di tutte le eccellenze. Questo percorso vale per raggiungere la padronanza di qualsiasi competenza in ogni area della tua vita. Vale nel business, nella gestione delle relazioni personali, per la nostra salute fisica, e per la gestione del tempo. In tutte le aree della nostra vita dobbiamo ambire alla padronanza più profonda. Il processo di apprendimento rimane lo stesso, si attraversa una curva di apprendimento inconscia che porta dalla padronanza cognitiva (so cos'è questo concetto) alla padronanza fisica (lo incarno e ho la capacità di eseguire l'azione con gli occhi chiusi). In altre parole, il nostro compito come individui è di diventare migliore in ogni aspetto della nostra vita. Che si tratti di gestire le relazioni, la salute, il tempo il lavoro o le finanze personali, dobbiamo ambire a raggiungere la padronanza fisica in tutti questi ambiti. E la chiave per farlo è la ripetizione. La padronanza è un viaggio, non una destinazione. Non finirai mai di imparare, di crescere e di evolvere. Attraverso la ripetizione, l'approfondimento e l'apprendimento continuo, avrai l'opportunità di raggiungere la padronanza in ogni aspetto della tua vita, facendola prosperare. Ricorda: la ripetizione è la madre di tutte le eccellenze. Solo ripetendo e praticando potrai raggiungere la vera padronanza. Quindi non mollare. Continua a ripetere, continua a imparare e continua a crescere. Prima o poi, vedrai arrivare i risultati dei tuoi sforzi. Quindi, se sei pronta/o ad andare oltre il tuo attuale livello di competenza, ti invito a iniziare il tuo viaggio verso la padronanza. Buon viaggio!

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Abbracciare le sfide della vita: svelare la soluzione, la conclusione e la lezione nascosta.

Ti racconto la storia di una bambina di nome Maya. Maya era una ragazza brillante e curiosa che viveva in un piccolo villaggio ai piedi di un'enorme montagna. Si diceva che la montagna, nota come Monte Sfida, avesse un fiore magico sulla sua cima che era noto per esaudire un singolo desiderio a chiunque fosse riuscito a raggiungerlo. Tuttavia, nessuno nel villaggio era mai arrivato in cima. La montagna era ripida e insidiosa e il sentiero per raggiungerla era pieno di pericoli. Imperterrita, Maya decise di scalare il Monte Sfida per raggiungere il fiore magico. Sapeva che il viaggio non sarebbe stato facile, ma credeva anche che ci fosse una soluzione a ogni problema. Trascorse settimane a studiare la montagna, a parlare con chi aveva già tentato la scalata e a raccogliere l'attrezzatura necessaria. Imparò dai loro errori e pianificò il suo percorso, dimostrando che ogni sfida porta con sé una soluzione. Una volta iniziata la scalata, Maya si rese subito conto che il viaggio era ancora più difficile di quanto avesse previsto. Ci sono stati momenti in cui voleva arrendersi, quando la montagna sembrava troppo ripida e il clima troppo rigido. Ma si è ricordata che ogni sfida ha un termine. Sapeva che se avesse perseverato, la tempesta sarebbe passata e lei avrebbe raggiunto la cima. Questa convinzione le diede la forza di superare le difficoltà. Finalmente, dopo molti giorni di scalata, Maya raggiunse la cima del Monte Sfida. Trovò il fiore magico, ma a quel punto capì che la sua vera ricompensa non era il fiore, ma il viaggio stesso. Aveva imparato molto su se stessa: la sua intraprendenza, la sua determinazione, la sua forza. Aveva anche imparato molto sulla risoluzione dei problemi, sulla perseveranza e sul coraggio. Scalare il Monte Sfida le aveva insegnato lezioni inestimabili che avrebbe portato con sé per il resto della sua vita. Alla fine, Maya non usò il desiderio per se stessa, ma per il benessere del suo villaggio. Scese dalla montagna non solo come una ragazza che aveva vinto una sfida, ma come un faro di speranza e un'incarnazione dei tre tesori nascosti in ogni sfida: la soluzione, la conclusione e la lezione. Questa storia mi serve a ricordare che, sebbene le sfide possano sembrare scoraggianti, non sono insormontabili. Accettando il viaggio e le lezioni che porta con sé, possiamo trovare la soluzione al problema, persistere fino alla fine e crescere grazie all'esperienza. Un vecchio detto dice che la vita è un viaggio, non una destinazione. È un viaggio pieno di sfide che possono distruggerci o renderci più forti. Ogni sfida porta con sé tre tesori nascosti: una soluzione, una data di scadenza e una lezione da imparare. Comprendere questi tre elementi all’interno di una sfida può trasformare in modo significativo la nostra percezione, dandoci il coraggio di affrontare di petto gli ostacoli della vita e di scoprire le opportunità che essi presentano. Tesoro nascosto n. 1: la soluzione Ogni problema ha una soluzione. Questo può non sembrare evidente quando siamo nel mezzo di una sfida, ma è una verità ineluttabile. Albert Einstein una volta disse: "Non possiamo risolvere i nostri problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati". Questo è un profondo promemoria del fatto che spesso la soluzione sta nel cambiare prospettiva e approccio e modo di pensare. Quando ci troviamo di fronte a una sfida, anziché concentrarci sul problema, spostiamo la nostra attenzione sulla ricerca di una soluzione. Solo questo spostamento mentale favorisce una mentalità proattiva, incoraggiando il pensiero innovativo e la nostra capacità di risolvere i problemi. Sarai sorpreso dal numero di possibilità che emergono quando affronti le sfide da questo punto di vista. Tesoro nascosto n. 2: la conclusione Per quanto grave o scoraggiante possa apparire una sfida, è importante ricordare che non durerà per sempre. Ogni tempesta passa, ogni notte lascia il posto a un nuovo giorno e ogni problema alla fine trova la sua soluzione. Nel cuore delle difficoltà, è facile perdere di vista questa realtà e pensare che la nostra lotta sia infinita. Ma non è così. Il momento della fine di una sfida può non essere evidente, ma sapere che esiste offre un faro di speranza nei momenti più bui. È questa comprensione che ci permette di resistere, di continuare a spingere, di continuare a lottare. Ricordati: per quanto difficile sia la sfida, è temporanea. Abbi fiducia e continua ad andare avanti. Tesoro nascosto n. 3: la lezione Ogni sfida della vita, per quanto insignificante possa sembrare, porta con sé una lezione. Le esperienze più trasformative spesso nascono dalle nostre più grandi battaglie. Quando superiamo le sfide, impariamo di più su noi stessi e sulle nostre capacità. Queste lezioni ci formano, rafforzano il nostro carattere e ci preparano ad affrontare gli ostacoli futuri. Accogli le lezioni che vengono da ogni sfida. Chiediti: Cosa posso imparare da questo? Come può questa esperienza aiutarmi a crescere? Le risposte a queste domande ti guideranno verso la tua crescita personale e verso la tua forza. Le sfide sono inevitabili, ma non sono insormontabili. Ognuna di esse porta con sé una soluzione, ha un termine prestabilito e fornisce una lezione preziosa. La chiave per scoprire questi tesori nascosti sta nella nostra prospettiva e nella nostra determinazione. Mentre percorri il tuo viaggio di crescita personale, ricordati di accogliere le sfide che incontrerai. Non rifuggire da esse. Abbracciale invece come opportunità di evoluzione e di apprendimento. Sfrutta il potere della loro forza, accogli il disagio che le accompagna e scopri i tesori nascosti in ognuna di esse. La tua missione è trovare una soluzione a ogni problema, resistere finché non passa la tempesta e imparare da ogni esperienza. Questo approccio non solo ti aiuterà a superare le sfide, ma le trasformerà anche in trampolini di lancio per la tua crescita personale. Continua ad avanzare, a crescere e ricordati: il tuo viaggio è unico e ogni sfida è un'occasione per evolvere. Abbraccia il viaggio e la destinazione si prenderà cura di te. La tua crescita personale è la testimonianza della tua forza e della tua trasformazione. Continua ad andare avanti e lascia che ogni sfida ti guidi nella versione migliore di te stesso. Come coach, uno dei consigli più preziosi che posso darti è quello di adottare una mentalità di crescita. La mentalità di crescita è la convinzione che le proprie capacità possano essere sviluppate attraverso la volontà, la dedizione, la determinazione, l’impegno e la fiducia. È la capacità di guardare le sfide non come ostacoli insormontabili, ma come vere opportunità per imparare e crescere. Quando affronti una sfida, invece di pensare "Non posso farlo", prova a domandarti "Non posso ancora farlo, come posso imparare?". Ti accorgerai che invece di vedere la sfida come un riflesso delle tue capacità, la vedrai come un trampolino di lancio verso il successo. L’ evoluzione della tua  mentalità è fondamentale per trasformare le tue sfide in vere opportunità di crescita personale. Come può il coaching aiutarti a adottare questa mentalità? 1. Una prospettiva diversa Il coaching offre una prospettiva nuova e obiettiva nel guardare alle sfide. Un coach è un osservatore imparziale che può vedere cose che potrebbero sfuggirti perché troppo immerso nella situazione. Può aiutarti a individuare le soluzioni nascoste, a capire che ci sarà un termine e a evidenziare le lezioni da imparare. 2. Strumenti e tecniche I coach dispongono di una serie di strumenti e tecniche per aiutarti a superare le tue sfide. Questi strumenti possono includere strategie di risoluzione dei problemi, esercizi per costruire la tua forza e tecniche per espandere la tua mentalità. Questi strumenti possono aiutarti a gestire meglio le sfide e a trasformarle in opportunità di crescita. 3. Responsabilità Uno dei vantaggi più significativi del coaching è la responsabilità. Un coach ti aiuterà a comprendere la responsabilità legata alla tua crescita, aiutandoti a riconoscere non solo i tesori nascosti nelle tue sfide, ma anche a lavorare attivamente per scoprirli e utilizzarli. 4. Guida personalizzata Infine, il coaching fornisce una guida personalizzata. Le sfide di ognuno sono uniche, così come le soluzioni. Un coach può aiutarti a identificare le strategie migliori per la tua situazione specifica, assicurandosi che tu stia affrontando efficacemente le tue sfide. Adottare una mentalità di crescita e la collaborazione con un coach possono trasformare in modo significativo il tuo approccio alle sfide della vita. Considerando ogni sfida come un'opportunità, potrai scoprire i tesori nascosti al loro interno e usarli per farti strada nel tuo percorso di crescita personale.

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Decisioni che cambiano la vita: comprendere l'impatto profondo delle nostre scelte.

Molte persone attraversano la vita senza riflettere molto sulle loro decisioni, lasciando che siano le circostanze o le altre persone a dettare il loro percorso. Si sentono bloccate o insoddisfatte, ma non agiscono per cambiare la loro situazione. Tuttavia, la verità è che abbiamo il potere di creare il nostro destino attraverso le nostre decisioni. Come ci insegna Tony Robbins: “È nel momento delle decisioni che si plasma il nostro destino.” È nei momenti di decisione che si delinea il nostro destino. Ogni scelta che facciamo, grande o piccola che sia, ha il potenziale di cambiare il corso della nostra vita. Che si tratti di scegliere un percorso professionale, di decidere di chiudere una relazione o di fare una semplice scelta quotidiana, ogni decisione che prendiamo plasma il nostro futuro. Si dice spesso che la vita è una serie di scelte. Ogni giorno prendiamo decisioni che influenzano la nostra vita in modi grandi e piccoli. Alcune di queste scelte possono sembrare insignificanti al momento, mentre altre possono avere un impatto significativo sul corso della nostra vita. Ed è proprio in questi momenti di decisione che si delinea il nostro destino. Quando ci troviamo di fronte a una decisione, è naturale sentirsi sopraffatti. Possiamo temere di fare la scelta sbagliata o di pentirci in seguito della nostra decisione. Tuttavia, è importante ricordare che ogni decisione che prendiamo è un'opportunità per plasmare il nostro futuro. Le decisioni che prendiamo possono essere suddivise in due categorie: consapevoli e inconsapevoli. Le decisioni consapevoli sono quelle che prendiamo con un'attenta riflessione e considerazione. Queste decisioni si basano in genere sui nostri valori, sulle nostre convinzioni e sui nostri obiettivi. Ad esempio, la scelta di intraprendere una particolare carriera o di porre fine a una relazione tossica sono decisioni consapevoli che possono avere un impatto significativo sulla nostra vita. Le decisioni inconsce, invece, sono quelle che prendiamo senza pensarci troppo. Queste decisioni sono spesso basate sull'abitudine, sulla routine o sull'impulso. Per esempio, scegliere di mangiare cibo spazzatura invece di un pasto sano o scorrere i social media invece di lavorare a un progetto sono decisioni inconsce che possono avere un impatto negativo sulla nostra vita se le lasciamo diventare abitudini. Indipendentemente dal fatto che una decisione sia consapevole o inconsapevole, ognuna di esse gioca un ruolo importante nel creare il nostro destino. Ogni decisione che prendiamo ci mette su una strada particolare, portandoci verso un determinato risultato. Sebbene alcune decisioni possano sembrare insignificanti in quel momento, nel tempo possono aggravarsi e avere un impatto significativo sul corso della nostra vita. Ogni decisione presa ha delle conseguenze ed è importante pensare agli effetti a lungo termine delle proprie scelte. È facile farsi prendere dal momento e prendere una decisione in base ai guadagni o alle emozioni a breve termine, ma questo può portare a rimpianti e a perdere opportunità in futuro. Prendendo il tempo necessario per riflettere sulle opzioni e considerare i potenziali risultati, possiamo prendere decisioni più informate e in linea con quello che desideriamo veramente, con i nostri valori e obiettivi Come ci insegna Tony: “Le persone sopravvalutano quello che possono fare in un anno e sottovalutano quello che possono fare in dieci.” Per prendere decisioni in linea con i nostri obiettivi e valori, è importante affrontare ogni decisione con intenzionalità. Ciò significa prendersi il tempo necessario per riflettere su quello che vogliamo davvero, sui nostri valori e obiettivi, considerando i potenziali esiti di ogni scelta così da prendere una decisione che sia in linea con la visione a lungo termine della nostra vita. Allo stesso tempo, è importante accettare il fatto che non tutte le decisioni che prendiamo saranno quelle "giuste". Gli errori sono una parte naturale del processo decisionale e offrono preziose opportunità di apprendimento e di crescita. Piuttosto che soffermarci sugli errori del passato, possiamo usarli come opportunità per riflettere e per prendere decisioni più intenzionali in futuro. In definitiva, il nostro destino è plasmato dalle decisioni che prendiamo. Che ce ne rendiamo conto o meno, ogni decisione che prendiamo ha il potenziale di metterci su un determinato percorso e di condurci verso un certo risultato. Affrontando ogni decisione con intenzionalità e cogliendo le opportunità di apprendimento che derivano dagli errori, possiamo plasmare il nostro destino in modo da allinearlo a quello che desideriamo, ai nostri valori e obiettivi. La prossima volta che ti troverai di fronte a una decisione, ricordati che è in questi momenti che il tuo destino viene plasmato. Hai difficoltà a prendere decisioni importanti nella tua vita? Ti senti spesso bloccato/a e incerto/a su quale strada prendere? Se ti senti incerto/a su una decisione o stai lottando per un cambiamento nella tua vita, prendi in considerazione la possibilità di confrontarti con un coach. Un coach può fornire uno spazio sicuro e di supporto per esplorare le opzioni, chiarire i valori e gli obiettivi e sviluppare con te, un piano d'azione. Può anche aiutarti a identificare eventuali convinzioni limitanti o paure che ti frenano e può sostenerti nel compiere passi verso il tuo risultato desiderato. Alcune sessioni di coaching possono sostenerti nel tuo viaggio. Voglio condividere con te 4 passi che possono aiutarti a decidere in modo più consapevole. Ti saranno utili soprattutto nei momenti di incertezza, di confusione, quando ti senti bloccato, incapace di reagire, o sfiduciato. Puoi iniziare ad applicarli fin da subito nella tua vita. 1. Metti per iscritto le tue decisioni importanti e/o difficili. Spesso ci perdiamo nella nostra testa con pensieri che rendono impossibile il processo decisionale. Mettere per iscritto le decisioni ti aiuta a interrompere questo loop e a sbloccarti, nonostante l'incertezza. 2. Definisci cosa vuoi, il tuo risultato, e perché lo vuoi, il tuo scopo. Il perché è fondamentale: è proprio il tuo perché che ti aiuta a non arrenderti quando incontrerai alcune difficoltà. 3. Pensa in termini di conseguenze. Chiediti: Quale vantaggio avrò nel prendere questa decisione? Quale svantaggio avrò se rinuncio? Rispondere a queste domande ti aiuta a velocizzare il tuo processo decisionale. 4. Decidi in base ai tuoi valori. Ti capita di voler raggiungere più risultati contemporaneamente? Questa mancanza di focus rischia di non farti prendere neanche una decisione. Per evitarlo, puoi fare chiarezza sull’ordine di importanza che questi risultati hanno per te, e orienta il tuo focus di conseguenza. Prendere una decisione può spaventare, soprattutto se si tratta di uscire dalla propria zona di comfort o di affrontare l'incertezza. Tuttavia, è importante ricordare che ogni decisione presa è un'opportunità di crescita e di apprendimento. Anche se le cose non vanno esattamente come previsto, si può sempre correggere la rotta e prendere una nuova decisione che sia in linea con la situazione e gli obiettivi attuali. Come coach, ho aiutato molte persone a superare processi decisionali difficili con chiarezza e sicurezza. Il mio approccio si concentra sull'allineamento delle decisioni con i tuoi valori e obiettivi, in modo che tu possa andare avanti con uno scopo e una direzione. Lavoreremo in modo approfondito per definire il tuo specifico piano d'azione, per prendere le decisioni che hai rimandato così da poter cogliere tutte le opportunità che ti meriti. Ti guiderò a definire con estrema chiarezza ogni risultato che vuoi ottenere nelle aree della tua vita. Per la tua carriera, per le tue relazioni, per imparare a gestire le paure e le emozioni, per la tua salute, per la tua forma fisica. Ti aiuterò a trovare quelle leve, mentali ed emotive, dentro di te per ottenere fino in fondo ciò che desideri, per superare te stesso e andare anche oltre! Il tuo destino è plasmato dalle decisioni che prendi. Prenditi il tempo necessario per riflettere sulle opzioni, considerare i potenziali risultati così da prendere decisioni consapevoli che siano in linea con quello che desideri davvero, con i tuoi valori e obiettivi. E se hai bisogno di sostegno lungo il percorso, prendi in considerazione la possibilità di prenotare una sessione gratuita con un coach. Ricordati che ogni decisione è un'opportunità di crescita e di apprendimento; quindi, abbraccia il potere della scelta e crea la vita che vuoi, ogni decisione che prendi ha il potere di plasmare il tuo futuro. Scegli con saggezza!

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In cosa hai cercato di fallire oggi?

Il fallimento è spesso definito come l'incapacità di raggiungere un risultato o un obiettivo desiderato. Tuttavia, questa definizione può essere limitante e portare a sentimenti negativi e a dubbi su sé stessi. Possiamo invece ridefinire il concetto di fallimento per enfatizzarne gli aspetti positivi. Il fallimento può essere visto come una preziosa esperienza di apprendimento che ci aiuta a crescere e a migliorare. Quando non raggiungiamo i nostri obiettivi, abbiamo l'opportunità di riflettere su cosa è andato storto e su come migliorare in futuro. Questo processo di riflessione e apprendimento può portare a una maggiore solidità, creatività e adattabilità. Inoltre, il fallimento può essere visto come un passo necessario sulla strada del successo. Molte persone di successo hanno sperimentato diversi fallimenti prima di raggiungere i loro obiettivi. Ogni fallimento fornisce un feedback prezioso e ci aiuta a perfezionare il nostro approccio. In questo modo, il fallimento può essere visto come una parte naturale e importante del processo di apprendimento. Accogliendo il fallimento come un'opportunità di apprendimento, possiamo sviluppare una mentalità di crescita e diventare più forti, persistenti e di successo nel lungo periodo. Io ho totalmente ridefinito il mio concetto di fallimento dopo che ho ascoltato la più giovane miliardaria americana autodidatta Sara Blakely, definita e incoronata così da Forbes, raccontare la sua storia di come ha costruito la sua azienda Spanx, durante un’intervista con Tony Robbins ad un seminario chiamato Business Mastery. Sara ha affermato che il segreto del suo successo è il fallimento e attribuisce gran parte del suo successo a suo padre che l’ha incoraggiata a fallire fin da bambina: “Tutte le sere ci sedevamo a tavola e mio padre mi chiedeva in cosa avessi fallito durante la giornata e sapevo che se non avessi avuto una risposta o nulla da dire, sarebbe rimasto deluso. Mio padre sapeva che molte persone rimangono paralizzate dalla paura del fallimento, e lui voleva che provassi tutto e mi sentissi libera di spingermi oltre. Il suo atteggiamento mi ha insegnato a definire il fallimento come non provare qualcosa che voglio fare invece di non raggiungere il giusto risultato. Questo mi ha davvero permesso di essere molto più libera nel provare cose e a spiegare le mie ali nella vita.” Dietro ogni episodio di fallimento c’è un’opportunità o una lezione o come dice Sara, un’opportunità per costruire il tuo futuro. La storia di Sara mi ha fatto capire che il fallimento è una parte della vita che tutti sperimentiamo prima o poi. È qualcosa che cerchiamo di evitare, ma è inevitabile. Che si tratti di fallire un esame, di non ottenere quel lavoro o di una relazione che non funziona, il fallimento è qualcosa che può essere difficile da affrontare. Tuttavia, è essenziale riconoscere che il fallimento non è la fine. Al contrario, è un'opportunità per imparare e crescere e può portare a nuove e migliori opportunità. Uno dei motivi principali per cui le persone hanno paura del fallimento è la vergogna e l'imbarazzo che ne derivano. Viviamo in una società in cui il successo è celebrato e il fallimento è visto come una debolezza. Questo modo di pensare, tuttavia, è dannoso perché esercita una forte pressione sugli individui affinché abbiano successo e può essere scoraggiante quando non lo ottengono. Dovremmo invece cambiare mentalità e considerare il fallimento come un passo necessario verso il successo. Come è quindi possibile accettare questo processo e anzi, accoglierlo se non addirittura ricercarlo tutti i giorni? Possiamo fare come Sara che sta continuando la tradizione di suo padre con i suoi quattro figli. Con il figlio di sette anni sta già avviando questa conversazione e, tutti i giorni, all’ora di cena gli domanda: “In cosa hai cercato di fallire oggi?” Anche se è ancora un concetto ancora difficile da capire per lui, gli sottolinea il fatto di celebrare i sempre i suoi sforzi, sia sul campo da calcio che a scuola. Come genitore è importante lodare lo sforzo che il bambino applica quando prova a fare cose, anche in quelle in cui non è bravo, e come Sara ci insegna, aiutarlo fin da subito a definire che il fallimento è: “non provare!” Molte persone di successo hanno sperimentato il fallimento prima di raggiungere i loro obiettivi. Per esempio, Thomas Edison, che ha inventato la lampadina, ha fallito molte volte prima di avere successo. Ha detto: "Non ho fallito. Ho solo trovato 10.000 modi che non funzionano". Questa citazione dimostra che il fallimento non è la fine. È un processo di eliminazione e ogni fallimento vi porta un passo più vicino al successo. Un'altra cosa importante da tenere a mente è che il fallimento offre l'opportunità di imparare. Quando falliamo, possiamo fare un passo indietro e valutare cosa è andato storto. Questa riflessione ci permette di identificare i nostri punti deboli e le aree da migliorare. Possiamo quindi utilizzare queste conoscenze per prendere decisioni migliori in futuro. È anche importante notare che il fallimento può portare a nuove e migliori opportunità. Quando una porta si chiude, se ne apre un'altra. A volte la strada che pensiamo di dover percorrere non è quella che è destinata a noi. L'insuccesso può essere il segno che dobbiamo riorientare la nostra attenzione e perseguire una strada diversa. Potremmo persino scoprire nuove passioni o talenti che non sapevamo di avere. In conclusione, il fallimento non è qualcosa da temere o di cui vergognarsi. Al contrario, è un'opportunità per imparare, crescere e scoprire nuove strade. È essenziale cambiare la nostra mentalità nei confronti del fallimento e riconoscere che è un passo necessario verso il successo. Non dobbiamo permettere che la paura del fallimento ci trattenga dal perseguire i nostri sogni e obiettivi. Dobbiamo invece accettare il fallimento, imparare da esso e continuare ad andare avanti. Prova anche tu a domandarti tutti i giorni: “In cosa ho cercato di fallire oggi?”

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La Glossofobia

L'ansia si insinua ogni volta che ti trovi a parlare davanti a delle persone? Il pensiero di salire sul palco ti terrorizza? Sei uno/a studente e devi affrontare esami orali o discutere la tesi? Sei un/a manager e devi intervenire in discussioni aziendali? Devi esprimere la tua opinione in un gruppo di persone? Vuoi semplicemente alzare la mano per dire o condividere qualcosa e la paura ti trattiene? Se il solo pensiero di parlare in pubblico ti fa sudare e battere forte il cuore questo è per te. Una giovane coachee qualche giorno fa è arrivata alla nostra sessione dopo l’università dicendomi: “Sai Laura, penso di essere cresciuta con la convinzione di essere timida e insicura ma oggi mi è capitato più volte di alzarmi spontaneamente e volontariamente per presentare il progetto del nostro gruppo davanti a tutti gli studenti del corso. Mi sono resa conto di non essere per nulla spaventata come pensavo potesse accadere. Mi sono divertita molto.” Avessi avuto io questa fantastica realizzazione a 21 anni… Esmeralda è cresciuta con la convinzione di essere timida e insicura, e invece, in un giorno come un altro, forte del valore del suo impegno insieme ai compagni di corso, e grazie alla volontà di presentare il progetto di lavoro del suo gruppo si è messa spontaneamente alla prova all’interno del suo contesto universitario, dando l’opportunità agli studenti ascoltatori di beneficiare del contenuto. Così agendo ha trasmesso sicurezza agli altri e a sé stessa, ha finalmente realizzato le sue capacità, ha costruito una nuova convinzione su sé stessa, emergendo spontaneamente nel team come una vera leader. Tu dirai: “Beh, così è un po’ troppo facile!” E hai ragione, fosse così non saremmo tutti terrorizzati al sol pensiero di dare voce alla nostra voce. Il racconto di Esmeralda mi ha fatta riflettere molto. Questo processo, per me, non è stato altrettanto semplice. Io di anni ne ho qualche, anzi tanti di più e, nonostante i corsi e la pratica per allenarmi quotidianamente a parlare davanti alle persone, quella vocina nella mia testa si fa sentire ancora e mi dice: “Non sei in grado Laura, lascia stare, non dirai niente di buono, nessuno vorrà ascoltarti, e farai brutta figura.” Qualche tempo fa al corso “Comunicare con il Pubblico Straordinariamente”, uno dei miei discorsi di esercitazione cominciava proprio così: “L’attività di Parlare in pubblico è considerata una paura angosciante, una fobia molto diffusa, talmente tanto che alcune ricerche la paragonano e la considerano anche maggiore della paura di morire. Io la provo ogni volta che parlo davanti alle persone…” Voglio raccontarti il mio viaggio nel far emergere in me il coraggio per superare la mia paura di parlare in pubblico e di condividere ad alta voce i miei pensieri, come ho trovato la forza di riuscire a dare voce alla mia voce. Tutto è iniziato ad un corso di crescita personale negli Stati Uniti, nel mezzo di una riunione di team. Ascoltavo i miei compagni condividere le loro meravigliose esperienze, le difficoltà incontrate, le debolezze, i loro successi; ho sentito in me nascere la forte volontà ad alzare la mano e condividere, anche io, la mia esperienza di vita, e invece sono rimasta lì silenziosa, intimidita, impaurita, immobile, con il mio forte desiderio interno represso, senza trovare il coraggio. Alla fine di quel seminario ho promesso a me stessa che, appena avrei avuto una nuova occasione ad un corso o ad un Team Meeting, avrei trovato la forza di alzare la mia mano. Secondo te l’ho fatto? No, e nemmeno la volta successiva, e nemmeno quella successiva ancora… Quante volte ho detto di no alla mia volontà di parlare, di condividere, bloccata dalla paura. Chi mi conosce sa che questo è il mio “Tallone d’Achille”. Ad un altro evento di formazione ho parlato di questo mio blocco con una compagna di corso che, ascoltandomi parlare, ha voluto domandarmi: “Perché stai privando le persone degli immensi doni che hai dentro di te?” Questa domanda mi ha fatto riflettere profondamente. È diventato allora per me fondamentale e necessario superare questo mio limite. Il mio più grande desiderio è sempre stato quello di poter trasferire e condividere quello che stavo imparando. Giorno dopo giorno cresceva in me la consapevolezza di come gli strumenti di crescita personale stavano cambiando e trasformando radicalmente e completamente la mia vita. E di conseguenza aumentava anche la volontà ad alzare la mano e dare voce alla mia voce. Un giorno, ad un meeting, in un seminario sempre negli Stati Uniti, Annie ha voluto condividere con noi un suo limite che la stava frenando e che la metteva in forte difficoltà. Ho rivisto e risentito me, le sue parole mi hanno scossa all’interno. Chiedeva supporto per poter essere aiutata a trovare risorse per sconfiggere la sua paura di parlare in pubblico, ed è allora che ho agito, senza pensarci. Mi sono sentita in dovere di alzare la mano e di raccontare la mia storia. Nel mio cuore ho sentito che con qualche parola avrei potuto aiutare e incoraggiare Annie a trovare gli strumenti necessari per passare attraverso la sua paura e superarla. C’è sempre il modo di oltrepassare gli ostacoli quando nel nostro profondo c’è la volontà di aiutare e di dare valore. Oggi questa è la mia passione, la mia missione, il mio lavoro. Uso la mia voce per aiutare le persone. L’agitazione si fa spesso sentire, quella mi accompagna sempre, ma oggi accolgo questa emozione, mi piace, mi fa capire quanto tengo al mio lavoro, e con gentilezza e un occhio di apprezzamento nei miei confronti mi metto nella condizione di essere di supporto e di aiuto attraverso le mie parole. Qualche giorno fa ho concluso “Unleash the Power Whithin”, il più grande corso virtuale della storia di Tony Robbins, dove ho avuto l’onore, nel ruolo di Senior Leader, di accompagnare 340 persone attraverso uno straordinario percorso di trasformazione e di crescita. Se anche solo una mia parola ti può aiutare a prendere coraggio e agire per affrontare le tue difficoltà, allora sì che aver dato voce alla mia voce ha trovato il suo scopo, quello di far emergere in te i doni che hai dentro per poter donare valore al tuo mondo. Lì fuori c’è qualcuno che aspetta di ascoltare le tue parole. Ripassiamo insieme alcuni concetti: Questa fobia è molto comune, paragonata anche alla paura di morire. Questa paura ha un nome: Glossofobia. La glossofobia deriva dal greco γλῶσσα – glōssa – lingua, e φόβος – phobos - paura o fobia, è la paura di parlare in pubblico. Quest’ansia sproporzionata si accompagna a palpitazioni in aumento, sudorazione, bocca asciutta, mani ghiacciate, la voce tremula… Queste sensazioni arrivano quando c’è la necessità di parlare in pubblico, anche davanti a poche persone, anche al solo pensiero di doverlo fare. Quando questi arrivano la persona mette in atto dei comportamenti di evitamento. Ti ricorda qualcuno? Saper parlare in pubblico è fondamentale in molte situazioni come lavoro, scuola, università e situazioni sociali. Come è possibile quindi superare questa paura? 10 STRUMENTI PER DARE VOCE ALLA TUA VOCE 1) ACCOGLI LE TUE EMOZIONI Essere nervosi non è sempre una brutta cosa. È giusto essere agitati prima di una nuova presentazione, vuol dire che è importante per te fare bene. Con gli strumenti di coaching puoi imparare a riconoscere e a gestire le tue emozioni in modo da gestire la tua performance. 2) CREDI NEL TUO VALORE Ciò di cui parli ha valore per le persone che ti ascoltano. Le persone hanno bisogno di ascoltare ciò che hai da condividere, perché darà loro immenso valore. Devi credere e sapere che le persone che ti ascoltano abbiano bisogno di ascoltare ciò che hai da condividere perché darà loro immenso valore. Come si ottiene questa convinzione? Mantenendo il focus sugli altri e non su sé stessi. 3)   VISUALIZZA IL TUO SUCCESSO Prendi l’abitudine di ritagliarti qualche minuto in tranquillità per chiudere gli occhi e immaginare la tua performance. Ripassa mentalmente tutta la tua presentazione e immagina di muoverti immagina di vedere le persone rispondere alle tue domande, ascolta il suono dell’applauso finale. 4) DIVERTITI Sii giocoso, appassionato ed energico. Non prenderti troppo sul serio. Le persone vogliono essere intrattenute più di quanto vogliano essere istruite, quindi fate entrambe le cose! 5)  INIZIA CON PICCOLI PASSI Un buon modo per cominciare è coinvolgere amici e parenti nelle tue prove. Chiedi loro di farti da pubblico e di darti poi un feedback sincero. Può sembrare strano, in realtà è molto più difficile parlare di fronte ad una o due persone che davanti a mille! 6)  RESPIRA Fare respiri lunghi e profondi aiuta a trovare la calma. Esistono diversi esercizi che ti possono aiutare ad esercitare una respirazione di pancia e a rilassarti. 7)  PREPARATI La chiarezza è potere. Devi sapere di cosa vuoi parlare. Progettare il proprio intervento è fondamentale. Cosa dire in apertura, quali informazioni presentare, cosa dire in chiusura. Esercitati. 8)  COINVOLGI CHI TI ASCOLTA Interagisci, trasforma la tua presentazione in un’interazione attraverso domande. Fai partecipare alla conversazione chi ti ascolta. Trasformali in amici nella tua mente prima di parlare. Coinvolgere può anche essere un modo per prendere fiato, bere dell’acqua e riorganizzare i tuoi pensieri. 9)  EMOZIONA L'emozione è il tuo potere, racconta storie, coinvolgi chi ti ascolta nell'esperienza. Devi riempire la stanza di energia e di passione. 10)  AZIONE Sfidati. Trova il modo di metterti alla prova. Alza la mano ogni volta che puoi. Dai voce alla tua voce, non privare il mondo dei doni che hai.

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Infinite cose da fare e così poco tempo…

Cos'è davvero la produttività e come migliorarla. La definizione classica di produttività è: "un modo per misurare l'efficienza". In un contesto economico, la produttività è il modo di misurare la produzione che deriva da unità di input. Pensiamo all'agricoltura: un albero che produce dieci mele non è molto produttivo. Ma un albero che produce 800 mele, ha un rendimento migliore per la tua piantagione di mele. Ma cos'è la produttività nella tua vita quotidiana? È facile produrre teorie ed esempi basati su unità o numeri, ma la tua vita non è una catena di distribuzione. Per ottenere ciò che desideri nella vita, devi imparare che ciò che ti rende produttivo non è un'agenda o una lista di cose da fare. La produttività è un’arte che nasce più nel profondo. Se fosse una scienza basterebbe avere un protocollo che tutti possono usare indistintamente. La realtà non è così. Una mia cliente, per esempio, è super produttiva la sera mentre ascolta musica classica, mentre un altro mio cliente lo è la mattina dopo aver fatto la sua corsa. Che cos'è la produttività? Charles Duhigg, nel suo libro Smarter Faster Better, la definisce così: “saper fare certe scelte, in certi modi, che ci fanno passare dall'essere semplicemente occupati, a veramente produttivi". Ci sono persone, come una mia cara amica, che hanno la giornata piena di cose fa fare, ma producono ben pochi risultati perché non hanno un metodo. I miei colleghi americani dicono: “corrono in giro come galline senza testa”. Io sono molto grata a Tony Robbins anche perché mi ha insegnato il suo approccio alla produttività: si concentra sui modi in cui le persone possono sistematizzare e gestire meglio la propria vita, in modo da smettere di procrastinare e avere più tempo per fare ciò che desiderano. Come si definisce la produttività? Sebbene l'obiettivo finale del cercare di essere più produttivi, sia del tutto personale, la produttività consiste sempre, nell'ottenere i risultati desiderati con meno tempo e fatica. Quando si cerca di capire come essere più produttivi, in realtà, si cerca un modo per raggiungere i propri obiettivi avendo poi più tempo da dedicare a ciò che conta davvero. Perché la produttività è importante? La produttività non è solo un modo per fare di più al lavoro o per far crescere più mele. Quando ti domandi: "Che cos'è la produttività per me? Perché voglio essere più produttivo?", la risposta più ovvia che probabilmente ti verrà in mente è che così potrai avere più tempo libero per fare le cose che ti piacciono. Se riesci a raggiungere prima i tuoi obiettivi, avrai il tempo di fissarne e raggiungerne altri, sia che si tratti di rilassarti a leggere un libro sia che si tratti di imparare una nuova abilità. Inoltre, quando si raggiungono più obiettivi al giorno, si manifesta una netta diminuzione dei fattori che creano stress nella vita. Invece di rincorrere il tempo per cercare di fare tutto, completerai le tue attività al momento più opportuno. Nel tuo business, sarai in grado di fare di più con meno: meno tempo e meno risorse. Quando la produttività dei tuoi collaboratori aumenta, si incrementa l'efficienza e si riducono i costi, migliorando, alla fine, il flusso di cassa e le entrate. LA DIFFERENZA TRA MOVIMENTO E PRODUTTIVITÀ: Cosa non è la produttività? Quando si pensa a una persona produttiva, ci si immagina subito una persona che è sempre occupata, che si muove costantemente tra le proprie attività e i propri incarichi, che si spinge fino alle scadenze, e che sembra intrappolata in un accumulo di doveri che cresce di giorno in giorno. Spesso associamo l'essere occupati all'essere produttivi, ma non sono la stessa cosa. Quando si comprende davvero il significato della produttività non si rincorrono le scadenze, non si resta indietro rispetto a tutto ciò che si deve fare in un giorno, una settimana, un mese o un anno. Al contrario, si anticipa la tabella di marcia. Non ci si sente stressati e ansiosi per l'infinita lista di cose da fare. Ci si sente appassionati ed entusiasti. COME ESSERE PRODUTTIVI NELLA VITA: Tutti noi abbiamo 24 ore in un giorno; la produttività consiste nel riuscire a sfruttarle al meglio e a creare abitudini durature di realizzazione e appagamento, invece di inseguire liste infinite di compiti. Come dicevo puoi correre a vuoto come una gallina senza testa, cioè puoi essere impegnato ma non produttivo, oppure essere molto produttivo senza essere troppo impegnato. Andare a fare la spesa al supermercato con una lista non organizzata ti fa andare avanti e indietro, se invece la suddividi per reparti sarai più efficace, in meno tempo prenderai tutto ciò che serve. Ecco come lavorare in modo più intelligente, non più difficile. 1. SCOPRI COSA TI RENDE PRODUTTIVO: Che cos'è per te la produttività? Quale è il significato che tu dai alla produttività? Perché vuoi aumentare la tua produttività? Collega la produttività alla tua passione e al tuo scopo nella vita, questo è il modo migliore per ispirarti ad agire. Perché hai fissato questi obiettivi? Se vuoi davvero aumentare la tua produttività, pensa a cosa ti spinge a farlo. Certo, probabilmente vuoi guadagnare di più nel tuo lavoro o poter fare più vacanze, ma il perché lo vuoi fare è davvero importante. Qual’ è il desiderio o lo scopo che guida le tue azioni? Vuoi essere la migliore versione di te stesso? Vuoi prenderti cura della tua famiglia, dei tuoi amici? o dell'ambiente? Tenere sempre a mente il tuo scopo ti aiuterà a guidarti, anche ne momenti più faticosi. 2. TROVA IL TUO MODELLO DI RIFERIMENTO DI PRODUTTIVITÀ: Tutti vorremmo avere più successo con meno sforzo. Ma come si può calcolare la produttività, per non parlare di aumentarla? Il primo passo è trovare alcuni modelli di cosa significa e cosa non significa produttività per te. Come dice Tony Robbins, il successo lascia indizi, e anche il fallimento lo fa. Se desideri aumentare la produttività sul lavoro, prendi a modello un collega riconosciuto per la sua grande produttività. Cerca qualcuno che abbia una visione chiara della propria giornata, che sappia porre limiti al proprio tempo e che sappia portare a termine i progetti in anticipo. Chiedigli come ha creato la sua particolare strategia e se utilizza qualche risorsa particolare. Puoi iniziare a progettare il tuo metodo modellando il suo. Trovando le persone che incarnano il tipo di produttività che desideri e che stai aspirando ad avere puoi visualizzare, attraverso loro, come esserlo. 3. TRASFORMA LA PRODUTTIVITÀ IN UN'ABITUDINE: Sarebbe bello poter dire “sto facendo un cambiamento, sto imparando qualcosa di nuovo”, e poi tutto questo avviene automaticamente e senza sforzi. Ma imparare a essere produttivi nella vita, come qualsiasi altra cosa, richiede dell’impegno. Sono necessari tempo e azione per formare una nuova abitudine, sia che si tratti di creare un metodo per guidare al meglio la tua giornata sia che si tratti di costruire l'abitudine settimanale di allenarsi in palestra. Quando qualcosa diventa un'abitudine, più facilmente si riesce a integrarla nella routine, e ben presto ci si rende conto che è diventata un’azione automatica. Trasformando la produttività in un'abitudine, potrete ottenere molto di più nella vostra vita personale e professionale. 4. PROCURATI GLI STRUMENTI GIUSTI: Il successo è per l'80% mindset e per il 20% strategia, ma è comunque importante avere gli strumenti giusti nella nostra cassetta degli attrezzi. Ci sono molti prodotti in circolazione, app, agende e coach esperti e qualificati che possono supportarti nel raggiungimento del tuo obiettivo. Trova il tuo modo nuovo di pensare e gestire la tua giornata e la tua vita. Abbandona l'elenco di cose da fare e crea una visione avvincente per il tuo futuro, così da realizzare tutti i tuoi sogni. C'è una grande differenza tra movimento e realizzazione, gli elenchi di cose da fare garantiscono che tu ti senta realizzato nel completare i compiti, ma non ti assicurano l’avvicinarti ai tuoi obiettivi finali. Lavorando per diventare più produttivi, ridurrai gli sprechi di tempo e tornerai a concentrarti su ciò che vi sta veramente a cuore. Il tempo è una risorsa da utilizzare bene. Una volta sprecato non torna più indietro. Le nostre esistenze sono sempre più complesse, con stimoli e richieste continue. Gli smartphone dovevano renderci più produttivi e, per alcuni, sono diventati solo causa di distrazione. Ogni strumento, ogni risorsa può essere sfruttata o sprecata, dipende da noi. Come dice Tony Robbins: "Non puoi avere un piano per la tua giornata finché non hai un piano per la tua vita".

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La Mia Piccola Mente

“La mia piccola mente sta sempre lì, in agguato, pronta a dirmi ciò che pensa, pronta a dirmi cosa fare, pronta a dirmi cosa provare. Dice di sapere cosa sia giusto per me, anche quando non lo è… La mia piccola mente mette sempre in discussione tutto.” La nostra piccola mente è sempre lì per assicurarsi di tenerci al sicuro, ma, non sempre, è lì per aiutarci o per renderci felici. Dobbiamo essere consapevoli della funzione della nostra mente, così da imparare a guidarla, anzi, così da imparare a giocare con lei. Recentemente ho lavorato con una mia coachee, una giovane ragazza di nome Selvaggia. Giornalmente al suo risveglio saliva sul ring e cominciava a combattere con la sua mente, fino a sera. Durante le nostre sessioni le frasi che più di frequente ascoltavo dire da lei erano: “Tutti i miei ostacoli sono a livello mentale… La mia voce interiore mi martella… È come se avessi una persona accanto a me, tutto il giorno, che mi rimprovera continuamente… Mi domando spesso dove vuole portarmi la mia testa… Tutti questi pensieri mi tormentano e mi ostacolano… L’altro giorno la mia testa mi ha vinta ancora… Lei mi dice di non fare una cosa, crea un totale annebbiamento, e io non la faccio… Ho sempre questo mio dialogo interiore che mi disturba… Non so cosa stia succedendo alla mia testa, continuamente lotta contro di me… Mi sento imprigionata in questa scatola che è la mia testa… Non deve e vincere lei, devo vincere io.” Ti capita mai di avere pensieri simili? L’obiettivo più grande di Selvaggia era quello di vincere la sua testa, cambiare la sua mente, d'imparare a usarla a suo beneficio, d'imparare a darsi la forza necessaria per raggiungere il suo scopo, d'imparare a modulare tutti questi pensieri a suo beneficio, e imparare a gestire la sua testa per stare in pace, per stare finalmente bene. Selvaggia ha cominciato così a lavorare con la sua piccola mente. La nostra piccola mente non identifica chi siamo, è solo uno strumento che dobbiamo imparare a utilizzare. Come detto tante volte la nostra mente è programmata per tenerci al sicuro, protetti, lontano da ogni pericolo, lontano da tutto ciò che non è familiare, lontano da tutto ciò che è diverso, lontano da tutto ciò che è cambiamento. Ti ricordi la frase: “La mente, mente!” Selvaggia ha imparato a ringraziare la sua piccola mente ogni volta che provava a proteggerla, adesso sa che quello è il suo compito; ha imparato a dirle che comprende il suo buon intento, che capisce e apprezza quello che sta cercando di fare, che sta solo cercando di tenerla al sicuro, e ha anche imparato a dirle che adesso può farcela da sola, perché adesso è in grado di gestire la situazione, di affrontarla e di superarla. Prova anche tu a dire “grazie” alla tua piccola mente, per tutte le volte che ha voluto proteggerti, dille che capisci e che apprezzi quello che sta cercando di fare, in fondo sta solo cercando di tenerti al sicuro. Prova a dirle che adesso tu puoi farcela, e che non si deve preoccupare per te, perché tu sai gestire la situazione. In una delle ultime sessioni, Selvaggia mi ha detto: “Ieri, appena la mia mente ha cominciato a parlare, mi sono messa a ridere, e lei, automaticamente, ha cambiato lo schema, la mia testa ha finalmente agito per il mio bene e per la mia serenità, passando automaticamente da uno stato depotenziante a uno stato potenziante, e questo oggi lo voglio celebrare. Il coaching mi ha dato un metodo. Adesso, sono io la mia voce!” Selvaggia ha imparato ad allinearsi con la sua mente e a reindirizzarla. Apprezzandola, onorandola e rispettandola. È oggi consapevole che la sua piccola mente cercava solo di aiutarla. Selvaggia oggi ha la sua vita nelle sue mani, sa cosa vuole raggiungere e sa cosa vuole ottenere. Invece di reagire passivamente, Selvaggia è oggi in grado di agire pro attivamente, costruendo una vera alleanza con la sua piccola mente in modo da raggiungere gli obiettivi desiderati, insieme. Quello che diciamo ad alta voce è importante. Ma è quello che sussurriamo a noi stessi che fa la grande differenza! 3 STEPS PER IMPARARE A GIOCARE CON LA TUA PICCOLA MENTE: Diventa consapevole dei tuoi pensieri. Riconosci quando sono potenzianti e quando sono depotenzianti. Quando la tua piccola mente si fa sentire, prova a domandarti: è questa la verità? Dai alla tua piccola mente un nome divertente. Per es. Selvaggia l’ha soprannominata “La Mia Piccola Impicciona”. Sorvegliala e sorprendila sul fatto. Interrompi il suo schema in un modo semplice, trasformando il suo linguaggio. Ecco alcuni esempi: Non posso farlo, è troppo difficile.  Posso farlo, dividendolo in più piccoli passi. Loro lo stanno facendo meglio di me, io sono un fallimento. Ammiro il loro successo, cosa posso imparare da loro? Odio il mio corpo, e come sembro. La mia apparenza non definisce il mio valore. Il mio corpo mi permette di fare le cose che amo. Dovrei essere molto più avanti nella mia vita, adesso. Sono nel mio personale cammino. Cosa posso fare oggi per avvicinarmi ai miei obiettivi? Sono stupido/a. Non avrei dovuto fare questo errore. Stavo facendo del mio meglio allora. Cosa posso fare in modo diverso nel futuro? Cosa succede se fallisco? Cosa succede se ce la faccio? E se vado e non mi diverto? E se passerò il miglior momento della mia vita? E se niente di tutto questo ne valesse la pena? E se potessi creare il mio scopo? E se non sarò mai abbastanza bravo? E se lo fossi già? Cosa succede se non raggiungerò mai questo obiettivo? E se fare del mio meglio fosse già più che abbastanza? E adesso festeggia, accendi la musica e balla! Quello che alleniamo e pratichiamo ripetutamente è ciò che emerge automaticamente in noi. "Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri. I tuoi pensieri diventano le tue parole. Le tue parole diventano le tue azioni. Le tue azioni diventano le tue abitudini. Le tue abitudini diventano i tuoi valori. I tuoi valori diventano il tuo destino." Mahatma Gandhi

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Cosa ho imparato da Valentino

Il numero 14 ha per me un significato particolare e dal gennaio 2016, il 14 di ogni mese celebro la vita e l’amore. Il 14 di questo mese, febbraio, ricorreva la festa di San Valentino. Una delle ricorrenze più diffuse nel mondo e dall’America all’Inghilterra, dal Brasile al Giappone, dalla Cina alla Thailandia, tutti gli innamorati il 14 febbraio dicono: “Ti Amo”. Ah, l’Amour l’Amour… Voglio raccontarti come San Valentino mi ha dato la possibilità di celebrare la vita e l’amore attraverso domande e riflessioni durante questa giornata. Quando mi sono svegliata mi sono chiesta: Ma come e dove è nata questa ricorrenza? Che cosa mi rappresenta davvero la festa dell’amore e degli innamorati? Ma soprattutto, tu lo sai chi è Valentino? Ecco qui come nasce e come si è diffusa la ricorrenza simbolo dell’amore in quasi tutto il mondo: Questa ricorrenza ha origini antichissime, che risalgono ai Romani. Febbraio era per loro il mese della rinascita e dal 13 al 15, per favorire la fertilità di uomini e donne, invocavano il dio pagano Luperco. Nei giorni dei Lupercali, grazie al dio della fertilità, era tradizione lasciarsi andare a una completa libertà sessuale. Nel tardo Impero Romano, questi comportamenti iniziarono a essere considerati non auspicabili e, per iniziativa della Chiesa Cattolica, furono banditi. Papa Gelasio I decise d'istituire una festa dedicata all'amore senza riferimenti alla sessualità. Questa è stata la mia prima riflessione della giornata: Decisione comprensibile, ma non pensi anche tu che la completa libertà sessuale e la passione siano molto importanti in una relazione intima di coppia? E qui la mia prima domanda: Cosa porta molte coppie a non avere una vita sessuale soddisfacente? Nel mio viaggio nella formazione ho imparato a conoscere l’energia femminile e l’energia maschile e ho imparato che il saper mantenere la polarizzazione tra queste due energie aiuta a mantenere alta la passione. Ho imparato anche che ci sono comportamenti che possono accendere o spegnere la nostra intimità. Cosa spegne o accende l’Energia Femminile? Il sentirsi invisibile la spegne, la soluzione è darle la tua attenzione sempre. Il sentirsi incompresa la spegne, la soluzione è offrirle una presenza reale, sempre! Il sentirsi insicura e non potersi fidare la spegne, la soluzione è rassicurarla, sempre! Cosa spegne o accende l’Energia Maschile? Essere criticato la spegne, la soluzione è ammiralo e apprezzalo, sempre! Il sentirsi chiuso e costretto la spegne, la soluzione è di essere aperta e disponibile al gioco, sempre! Il sentirsi controllato la spegne, la soluzione è di offrirgli libertà e amore, sempre! Già questi comportamenti possono aiutare a riaccendere la passione. Torniamo alla storia di San Valentino. Il pontefice Gelasio I decise quindi di trovare un sostituto al dio Luperco e d'istituire una festa da dedicare all’amore romantico, molto più in linea con la morale cristiana. Scelse Valentino da Terni, vescovo martirizzato, amico di giovani amanti e protettore dell’amore. Fu scelta la data del 14 febbraio, data in cui Valentino da Terni morì decapitato per aver celebrato il matrimonio tra la giovane cristiana Serapia e il legionario pagano romano Sabino. Un matrimonio che all’epoca non poteva essere ammesso, ma che Valentino e la sua rivoluzionaria fede nell’amore sancirono. È proprio vero che l’amore non ha limiti… Durante la sua lunghissima vita, le sue predicazioni avevano sempre al centro l’amore incondizionato. Tu sai che cosa è l’amore Incondizionato? Un altro racconto riporta la storia di due fidanzati che un pomeriggio erano impegnati a litigare per una questione da poco. Accortosi del litigio, Valentino regalò loro una rosa rossa dicendo che se fossero stati abbastanza bravi da stringerla senza pungersi, il loro sarebbe stato vero amore. I due ragazzi ci riuscirono e qualche tempo dopo chiesero al giovane vescovo di unirli in matrimonio. Nel corso degli anni, coppie d'innamorati, iniziarono a recarsi in pellegrinaggio a Terni il 14 febbraio, perché San Valentino benedicesse la loro unione. Il resto è storia… Possiamo dire che Valentino ha fatto anche un po’ il coach e che nella sua vita aiutava le coppie a superare i propri limiti, le proprie difficoltà e le proprie paure, per costruire una relazione solida e duratura. Nel corso della giornata del 14 febbraio, sempre pensando a Valentino, e in attesa di un appuntamento sono arrivate al mio udito le parole di una canzone che stavano trasmettendo alla radio: “… What I got to do To make you love me? … What I got to do To make you care? … What do I do To make you want me? ...” Riconosci questa canzone? Così cantava Elton John: Cosa devo fare per farmi amare da te? Cosa devo fare per farti interessare a me? Cosa devo fare per farmi volere da te? Ti sei fatto anche tu queste domande? Mi sono chiesta allora: cosa avrebbe detto Valentino a proposito di queste parole sull’amore? Non c'è nessun’altra area della nostra vita che sia più importante o che porti più gioia o più dolore, che l'area delle nostre relazioni intime. Siamo tutti alla ricerca di questo amore magico; tutti vogliamo ricevere l'amore di qualcuno che adoriamo e che ci adora, e che a sua volta ci veneri. Non c'è fonte di gioia, felicità, appagamento, dispiacere o dolore più grande, che nell’amore e nelle relazioni intime. Le relazioni sono l'ambito della vita che ci incute più paura perché fa scatenare in noi le due paure primarie: la paura di non essere all’altezza e la paura di non essere amati. Tutte le nostre emozioni, amore, passione, estasi, gioia, frustrazione e paura all’interno di un rapporto intimo tendono ad amplificarsi e questo è proprio lo scopo delle relazioni: esaltare le emozioni umane. Citando Tony Robbins: “L'amore è l'ossigeno della vita; è ciò che tutti vogliamo e di cui abbiamo più bisogno.” E come dice Rumi: "Il tuo compito non è quello di cercare l'amore, ma semplicemente d'individuare tutte le barriere che hai costruito dentro di te e contro di lui.” Mi sono quindi ricordata delle 3 dimensioni di una relazione che ho imparato proprio da Tony Robbins: • Uni-Dimensionale: qui non c’è nessuno stadio della relazione. Tutto è centrato su te stesso, tutto gira intorno a te stesso. La tua attenzione si concentra su ciò che stai ottenendo dalla relazione, e cerchi di tenere sotto controllo il rapporto. • Bi-Dimensionale: siamo al 5,4,3 o 2 stadio della relazione. Qui è tutta una questione di uguaglianza. Le energie sono depolarizzate. La tua attenzione è rivolta sia a soddisfare le tue esigenze e anche quelle del partner. La tua convinzione è che “io mi prenderò cura di me stesso, tu ti prenderai cura di te stesso e insieme cercheremo di prenderci cura l’uno dell’altro. Se però non riesco a soddisfare le mie esigenze, interrompo questa relazione”. • Tri-Dimensionale: siamo al 1 stadio della relazione. “I tuoi bisogni sono i miei bisogni. Farò qualsiasi cosa per farti stare bene.” La passione arriva dalle energie opposte e ben polarizzate. Quando la relazione è a questo stadio, ci si assume la responsabilità totale di come si sente l’altra persona. Non ti fermerai o non ti arrenderai per nessun motivo, fino a quando non riuscirai a soddisfare le esigenze del tuo partner. Ti ricordi che Valentino parlava di amore incondizionato? Qui la regola è: il mio amato viene prima di me. Se ami davvero in modo tridimensionale, metti i sentimenti e bisogni del partner prima dei tuoi. La tua relazione è un luogo dove vai a donare, e non un posto dove vai a prendere. Che cosa dai alla tua persona amata? Gli dai realmente ciò che vuole e di cui ha bisogno, ciò che tu pensi vorrebbe o forse quello che tu vorresti ricevere? Cercando su Instagram l’ispirazione per una frase da accompagnare a una foto che avrei postato sul mio social il 14 febbraio proprio per San Valentino mi è apparso questo post: "Lloyd, sto cercando una bella frase per la festa degli innamorati" "Credo sia uno sforzo inutile, sir" "E perché mai, Lloyd?" "Perché l'amore non ha bisogno di parole di altri. L'amore ha solo bisogno di vita insieme" "Un pensiero davvero impegnativo, Lloyd" "Come l'amore quando è vero, sir" A questo punto ho pensato: Valentino mi sta parlando! Tony Robbins mi ha insegnato che le relazioni sane riguardano una forma disinteressata di amore romantico in cui metti sempre il tuo partner al primo posto. Questo tipo di amore ti sveglia e ti dà la vita. Ti incoraggia a dare il meglio di te e a concentrarti sul dare piuttosto che sul prendere. Mi ha insegnato anche che quando scambi le tue aspettative con l'apprezzamento tutto il tuo mondo cambia, inclusa la tua relazione. La chiave per creare e vivere una relazione straordinaria e appagante è innanzitutto lavorare su te stesso: sforzandosi costantemente a eliminare le paure, a migliorare sempre e a decidere di concentrarsi su ciò che puoi effettivamente dare al tuo partner. Così facendo, non solo si sviluppa un'incredibile forza interiore, ma si avrà molto più da offrire al nostro amato. Ogni relazione presenta anche delle sfide e, a volte, trovare e costruire una relazione sana è proprio la sfida. Questa inizia con la comprensione e la consapevolezza di dove si è veramente in termini di relazione intima. I 6 Stadi di una Relazione: STADIO 1: Un rapporto magnifico ricco di amore e di passione. STADIO 2: Un rapporto d’amore, ma con poca o senza passione STADIO 3: Un rapporto con poco amore e poca passione. STADIO 4: Stai pianificando la tua fuga! STADIO 5: Non sei in una relazione, ma vorresti esserlo. STADIO 6: Non hai una relazione e non vuoi averne una. Tu dove ti trovi adesso? Valentino citerebbe queste parole: "A meno che non sia un amore folle, appassionato, straordinario è una perdita di tempo. Nella vita ci sono già troppe cose mediocri. L'amore non dovrebbe certo essere una di queste." _Dream For An Insomniac Se stai vivendo una relazione intima passionale, romantica, amorevole e soddisfatta oppure una che è l’esatto contrario, c’è sempre un modo per creare un livello di gioia, passione, estasi e amore insuperabili portando la tua relazione attuale a uno stadio più elevato. Se stai valutando di prendere una decisione su ciò che non sei più disposto ad accettare, il chiarire ciò che davvero vuoi ti aiuterà ad avere la relazione e/o il partner che desideri. Ricordati che nulla potrà mai avvicinarsi al senso di appagamento profondo che deriva da una relazione appassionata e amorevole con qualcuno che veneri e che ti venera. Tony Robbins mi ha insegnato questi principi: • Comprendi cosa vuole veramente il tuo partner e di cosa ha bisogno: desideri, valori, credenze, regole, paure. • Dai quello di cui ha veramente bisogno: Esplora costantemente nuovi modi di dare piacere. • Sii consapevole di cosa vuoi veramente: Diventa il tipo di persona a cui gli altri desiderano dare. • Dai così tanto al punto da far diventare il tuo partner il tuo: "Fan più entusiasta" • Le relazioni ci offrono le lezioni spirituali più profonde della nostra vita. Dobbiamo imparare a dare, a condividere i nostri doni e ad amare incondizionatamente. • Il 95% del successo si basa sulla scelta del partner giusto. • La parte più importante della fase di selezione è diventare per prima cosa tu stesso il tipo di persona che desideri attrarre nella tua relazione. • È improbabile che la natura di una persona possa cambiare. Per questo è bene sapere con chi si decide d'intraprendere una relazione. • Se hai una relazione con la persona giusta per te, nonostante tutte le sfide e le difficoltà che si presenteranno, potrai riaccendere la passione. L'amore romantico può dare un nuovo significato alla tua vita. Non c'è niente come l'amore profondo e incondizionato di un partner romantico. Quando ci sentiamo compresi e accettati siamo liberi di essere noi stessi e di realizzare i nostri sogni. Come dice Richard Bandler, fondatore della PNL: “La libertà è tutto e l'amore è tutto il resto.” E se non hai ancora trovato l'amore romantico non lasciare che questo ti impedisca di vivere con lo scopo di dare agli altri e condividere il tuo amore come puoi. Quando ti avvicini al mondo con amore e gratitudine, il mondo ti si apre in modi che non avresti mai creduto possibili. Quando dai il tuo amore liberamente, l’universo ti assicura di recuperarlo dieci volte tanto e di trovare una vita di appagamento, e quando non lo fai, il tuo mondo può diventare chiuso e insoddisfatto. Questo è quello che mi ha insegnato Valentino, dandomi la possibilità di celebrare l’amore e la vita anche il 14 febbraio.

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Il Giudizio e la Leadership

Durante le mie sessioni di coaching mi ritrovo spesso a parlare di giudizio. Giudicare è un comportamento che l’essere umano è portato in maniera naturale a utilizzare, per valutare qualsiasi cosa e qualsiasi situazione, per capire se quella stessa può essere pericolosa oppure no. La mente umana è strutturata per proteggerci e mantenerci al sicuro, è per questo valutiamo e giudichiamo. Questo, però, non ha nulla a che fare con il criticare, parlare male, e sentenziare. Cosa che spesso facciamo con il mondo intorno a noi, e, molte volte, anche con il mondo dentro di noi. Venerdì mi sono trovata a riflettere e a lavorare, ancora una volta, con una mia cliente riguardo questo schema di comportamento che, nonostante il costante allenamento, ogni tanto riappare. Voglio domandarti: quale è il tuo rapporto con il giudizio? Ti sorprendi a giudicare e a criticare il mondo che ti circonda e magari, a volte, anche te stesso? Il giudizio è un tema importante nella vita di tutti noi e, come per molti, ha caratterizzato anche il mio percorso di crescita personale e il mio viaggio di formazione che mi ha portata oggi a essere chi sono, una Coach. Nel lavoro del coaching è fondamentale la sospensione del giudizio per poter essere di supporto e di aiuto ai nostri coachee, per accogliere, apprezzare e comprendere il loro mondo interiore, così da poterli guidare e sostenere i nostri clienti nel loro viaggio di trasformazione, evoluzione, ed espansione. Giudicare come criterio di valutazione è un modello comportamentale che, come detto prima, è naturale e normale se finalizzato al tenerci al sicuro dal pericolo per la nostra sopravvivenza. Lo schema comportamentale del giudizio è spesso anche associato a quelle che Tony Robbins, mio Maestro e Mentore, definisce le nostre paure primarie: la paura di non essere abbastanza e quindi la paura di non essere amati. Nel percorso di formazione per diventare Trainer nel mondo Robbins ho sentito spesso parlare di leadership, di giudizio e di paure primarie, tre concetti tutti correlati tra loro. Sai quale è la definizione di Leadership? La Leadership è la capacità d'influenzare in modo significativo i pensieri, i sentimenti, le azioni e i comportamenti di coloro che guidi. Ed eccoci qui al punto, come dice proprio Tony: “Non puoi influenzare qualcuno quando lo stai giudicando.” Durante un seminario chiamato Leadership Academy che stavo servendo proprio nel ruolo di Leader sono ricaduta anche io nel pattern del giudizio e della critica, ancora una volta, nonostante tutti i percorsi di crescita personale e tutti i corsi di formazione fatti. Dato il ruolo da me rivestito nel seminario ho voluto chiedere un confronto immediato con una mentore per capire meglio quello che stava succedendo. Raccontandole il comportamento che avevo messo in atto, ecco che è arrivata la domanda cruciale: “Quante volte hai criticato te stessa negli ultimi giorni?” Ebbene sì, questo significa che se si ricade in questa abitudine comportamentale, vuol dire che ancora non si ha smesso di metterla in atto proprio con noi stessi. Non era quindi possibile pensare di poter influenzare in modo significativo i miei pensieri, i miei sentimenti, le mie azioni e i miei comportamenti se continuavo a giudicarmi e criticarmi. La mia mentore infine, mi disse: “È l’ampiezza della capacità della tua Leadership che conta. Se vuoi procedere con il cambiamento di questa abitudine devi cominciare da te stessa e con te stessa.” Ci sono 4 livelli per misurare l’ampiezza della capacità della tua Leadership: Misurando la tua capacità d'influenzare te stesso: puoi influenzare te stesso costantemente per un bene superiore. Misurando la tua capacità d'influenzare un'altra persona: puoi influenzare costantemente una persona al tuo corrente livello. Sei adesso un bravo genitore, un grande amico, un eccellente mentore. Misurando la tua capacità d'influenzare un gruppo di persone: puoi influenzare molte persone contemporaneamente. Sei adesso un ottimo insegnante, un manager esemplare, un grande Leader di gruppi. Misurando la tua capacità d'influenzare un gruppo di persone senza la tua presenza: puoi influenzare molte persone senza che tu debba essere lì presente. Puoi solo influenzare qualcuno al livello di ampiezza che hai imparato, e puoi farlo partendo dal concetto imprescindibile: “Non puoi influenzare qualcuno quando lo stai giudicando.” Nel mondo Robbins si dice: “Lead yourself first!” Guida te stesso per primo! Il pattern del comportamento da cambiare era per primo il mio. Ti chiederai, quindi adesso cosa devo fare? Come posso fare una grande differenza nella mia capacità d'influenzare positivamente me stesso e di conseguenza anche gli altri? Ti chiedo quindi quale è secondo te l’antidoto al giudizio e alla critica? Ho imparato che la “kryptonite”, che l’antidoto alla critica e al il giudizio è l’Apprezzamento. Il riconoscere e l’attribuire un pregio. Trovare la bellezza delle cose e delle persone, anche la più piccola, degna di apprezzamento. Questo nuovo comportamento conduce all’apertura verso l’amore, verso la gratitudine, verso la comprensione, e verso l’accettazione. Questa nuova azione che deve partire da dentro di noi per noi, per poi poter uscire all’esterno verso le altre persone. Trova sempre ciò che apprezzi, pur piccolo che sia, in te stesso e negli altri, in modo da creare una abitudine così potente da non cadere più nel vecchio schema, perché ora che provi queste nuove emozioni e questi sentimenti ti risulterà difficile ricadere nella critica e nel giudizio. Tornando alla mia cliente di venerdì, ha condiviso con me che sarebbe dovuta andare a un corso che le hanno regalato a Natale, non ne aveva voglia e riteneva la docente insopportabile e antipatica, ma nonostante questo si trovava nella condizione di dover andarci per forza. Mentre parlava si è accorta immediatamente da sola che stava criticando e che questo atteggiamento le stava provocando una totale chiusura verso quello che avrebbe dovuto affrontare. Era opportuno farle vedere la situazione da un’altra prospettiva per prepararsi a poter godere appieno del corso e imparare da esso il più possibile. Le ho domandato di pensare intensamente a questa docente e di trovare un piccolo particolare, una piccola cosa, anche un piccolissimo dettaglio di questa persona da apprezzare. Quando lo ha trovato in un attimo la sua attitudine nei confronti di questo corso è cambiata radicalmente, immediatamente si è aperta in lei la volontà di ascoltarla e di apprendere il massimo da questa esperienza. Lunedì sera mi ha chiamata e mi ha detto: “Il corso è stato bellissimo, lei è bravissima e io ho imparato tantissimo. Ho capito che quando apprezzi non puoi fare altro che aprirti e accogliere.” Cambiare questo comportamento e trasformarlo dal giudizio all’apprezzamento non è semplice, per questo voglio condividere con te una facile strategia che ho utilizzato personalmente dopo quella lontana conversazione con la mia mentore. Ero davvero motivata a interrompere il vecchio comportamento, nocivo per me e per le persone intorno a me, e ero decisa mettere in pratica il nuovo comportamento, guidato dall’apprezzamento e dall’amore. Sono passata immediatamente all’azione, ho preso un nastro di tessuto e ne fatto un braccialetto, ho scritto da un lato “NO Giudizio” e dall’altro “Gratitudine & Apprezzamento”, e l’ho indossato. Ogni volta che mi sorprendevo a giudicare e criticare me stessa, prendevo il braccialetto e lo spostavo da un polso all’altro, accompagnando questo gesto con uno di apprezzamento e amore nei miei confronti: mi dicevo una parola o una frase amorevole e facevo un atto di riconoscimento, una semplice pacca sulla spalla per elogiare quello che stavo trasformando. Inizialmente spostavo il braccialetto molto spesso, poi, a un certo punto, è rimasto a lungo sullo stesso polso e sebbene avessi smesso di spostarlo non avevo mai smesso di fare quei piccoli gesti di apprezzamento e di amore quotidiani nei miei confronti. Un bel giorno l’ho tolto dal polso e l’ho appoggiato sulla mia scrivania, sotto al computer, davanti ai miei occhi, dove ancora oggi posso vederlo tutti i giorni, per ricordarmi il percorso fatto, per ricordarmi il grande passaggio fatto al mio livello successivo. Oggi mi ritrovo ad amarmi e apprezzarmi anche nelle mie più piccole cose, e sono soddisfatta di aver raggiunto il mio più alto scopo, quello di mettermi al servizio dei miei clienti con la massima apertura e comprensione, con profondo apprezzamento del loro mondo interiore, così da eseguire il mio lavoro al massimo del mio potenziale, applicando la sospensione di giudizio nelle sessioni con i miei coachee. Trova anche tu ogni giorno quella piccola cosa che apprezzi di te e negli altri e immediatamente ti aprirai all’apprezzamento e all’amore per vivere la tua vita lontano dalla critica e dal giudizio e per essere un vero leader di te stesso.

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ll Mio Nuovo Caos

Hai mai avuto quella cosa che devi fare e che sai di dover fare e che rimandi, rimandi, rimandi, rimandi… Ecco, io il fine settimana passato mi sono trovata finalmente a prendere una decisione che procrastinavo e rimandavo da anni: sistemare la libreria del mio studio. Sapevo che dovevo riordinare, mettere a posto, eliminare, buttare via, ma non trovavo il tempo, la voglia o il motivo giusto per farlo. Sapevo bene che passavo gran parte del mio tempo in mezzo a cose che oggi non sono più utili, e funzionali per la mia vita e il mio lavoro. Nonostante sapessi bene in quale brutta situazione mi trovavo, rimandavo perché era diventata ormai la mia normalità e mi ero abituata a essa. A un certo punto però non potevo più resistere in mezzo a quella confusione, in mezzo a tutte quelle cose vecchie e nuove, che mischiate insieme provocavano solamente “casino”. Qualcuno lo chiama anche teneramente “il mio casino”, ma sempre casino è. Sappiamo bene che prima o poi bisogna sistemarlo, altrimenti lo farà da sé per sé, inevitabilmente. Nessun sistema, nessun essere, può sfuggire al rigenerarsi spontaneamente. Ma è veramente il “nostro casino” o è qualcosa che si è creato nel corso del tempo, senza una logica, senza una consapevolezza, senza una volontà, cose che si sono messe in fila una dietro l’altra per puro caso, come un accumulo di ore, di giorni…? Freud diceva: “L’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza”. Frase usata per suggerire che, di fronte a due scelte, preferiamo attenerci a qualcosa di familiare anche se spiacevole, questo perché l’alternativa potrebbe essere peggiore della situazione attuale, poiché ancora sconosciuta. Il mio momento giusto è arrivato, ho deciso e ancora più importante ho agito. Ho svuotato tutta la libreria e ho distribuito libri su tutto il pavimento di casa, mettendomi nelle condizioni di non poter più tornare indietro e trovarmi finalmente a sistemare “il mio casino”. WOW che bello! Ce l’ho fatta! Ho preso una decisione e ho agito su di essa e indovina un po’, proprio come diceva Freud, invece di essere contenta, soddisfatta, ed entusiasta mi sono detta: ma chi me lo ha fatto fare?! Eh sì, per un attimo mi sono pentita, ho rimpianto “il mio vecchio casino”, ho rimpianto le mie vecchie sicurezze, quelle stesse che hanno provocato in passato proprio quel disordine. Mi si proponeva adesso un nuovo ordine da decidere, da gestire e organizzare. Un nuovo e ancora sconosciuto ordine. Nella mia testa giravano pensieri e dubbi. Mi troverò a buttare cose che nel passato mi servivano. Come farò a farne senza? Mi troverò a ordinare le cose in una nuova sequenza. Come farò a trovare ciò che cerco? Le incertezze che emergono ci fanno uscire dalle nostre abitudini, ci fanno uscire dalla nostra zona di comfort, e ci ritroviamo in questa nuova cosa sconosciuta, come direbbe Freud. Siamo disposti quindi a barattare un po’ della nostra felicità per queste sicurezze? Sì! Perché in queste insicurezze si scopre una nuova certezza, quella di non essere più la persona che ha dato al casino il potere di crearsi, ora si svela una persona nuova con nuovi bisogni e desideri, alla guida delle proprie decisioni, delle proprie scelte e della propria vita. Attraverso queste incertezze si cresce e si diventa capaci di mettere le cose nel posto giusto, di decidere consapevolmente dove metterle così da trovarle più semplicemente, perché adesso hanno un nuovo ordine che voglio definire: “Il mio nuovo Caos.” Voglio chiamarlo così per rifarmi alla teoria del caos, che ci parla di una sequenza ordine-disordine-ordine della natura e dell’universo, questa alternanza tra Caos e Ordine è fondamentale per l’esistenza e per la nostra vita. Il termine “caos” rinvia principalmente a uno stato di disordine e anche a una sorta d'indeterminazione della nostra mente che, percependo un oggetto sconosciuto, segnala il pericolo. Questa incertezza data dal pericolo deve essere accolta, non respinta, perché è proprio in questo momento che ci ritroviamo a crescere, a evolverci, e a diventare davvero chi vogliamo essere. Sistemare la libreria mi ha riportata al giorno in cui ho deciso d'intraprendere un percorso nel mondo della crescita personale, e ho trovato molte analogie tra queste due situazioni. Mi ricordo che quel giorno mi sono detta, proprio come ho fatto adesso: basta, così non posso più andare avanti, è ora il momento di cambiare! Quel giorno ho deciso di allontanarmi dal “mio casino” e andare incontro al “Mio Nuovo Caos”. Ciò che ritenevo difficile e impossibile in un attimo è diventato realizzabile, e sapendo che il percorso non sarebbe stato facile, ho agito e sono andata avanti, alcune volte ho desiderato tornare indietro, ma una volta presa la decisione, come ho fatto anche adesso, mi sono messa nelle condizioni di non tornare più indietro e posso dire che la mia vita da quel giorno è diventata più semplice guidata da me. Il risultato finale che ne deriva da questa alternanza di ordine-disordine-ordine è una nuova struttura, ordinata da noi, dove non vi è eccesso né mancanza, perché Caos non è “casino” e questa nuova sequenza se consapevolmente anticipata e guidata può portarci al destino che abbiamo sempre desiderato per noi. Quale è l’insegnamento da trarre da tutto questo? Nel corso del tempo inevitabilmente si accumulano cose nella libreria esattamente come nella nostra vita, ogni tanto dobbiamo fermarci e fare ordine. Facendo chiarezza, eliminando ciò che non serve più e creando un Nuovo Nostro Caos, quel caos dove si cresce e si evolve, diventando una persona nuova, cresciuta e più completa. In attesa del Mio prossimo Nuovo Caos ti auguro un buon momento di ordine!

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Tra il dire e il fare

Nel mondo della crescita personale e del coaching siamo bombardati da frasi, citazioni, consigli e suggerimenti. Hai mai pensato quale è la loro utilità e a che cosa servono? Anche io condivido quotidianamente su i miei canali social frasi, pensieri e parole. Il mio obiettivo è quello di portare le persone che mi seguono a soffermarsi qualche secondo, a riflettere e magari a porsi qualche domanda che normalmente non si fanno. Qualche giorno fa una mia coachee mi ha fatto un commento sotto ad un post che ha fatto riflettere me, e mi ha fatto domandare: come posso risponderle al meglio? Sotto il post: “La tua mente è un potente strumento. Quando la riempi di pensieri positivi, la tua vita comincia a cambiare.” (Buddha), il commento diceva: “Più facile da dire che a fare!!” Ed è verissimo, le cose sono molto più semplici da dire piuttosto che da fare e trasformarle in azioni. Ho elaborato così la mia risposta: Come dice il proverbio: “Tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare.” Ma i più volitivi preferiscono la versione proattiva: tra il dire e il fare c’è di mezzo un ponte che si chiama incominciare. Noi coach potremmo proprio paragonarci ad un ponte, e quando la sponda sembra troppo lontana siamo capaci di accompagnare al di là, aiutando proprio ad incominciare. Durante le sessioni di coaching, durante la definizione dei tuoi obiettivi, c’è un momento molto importante ed incisivo che fa trasformare le parole in fatti, questo si chiama: processo decisionale. Come dice Tony Robbins: “È nel momento delle decisioni che si plasma il tuo destino.” Ed ecco qui un’altra frase… Eh sì, perché è proprio quando decidiamo che cosa vogliamo incominciare a fare, che cosa vogliamo smettere di fare, che cosa vogliamo fare di più e cosa vogliamo fare di meno che iniziamo a trasformare le nostre parole in azioni. Nel coaching una volta stabilito il tuo piano di azione lo si mette in pratica, ed è qui che si passa dalle parole ai fatti. Anche in questa fase delicata noi coach siamo di sostegno e di supporto e mentre metti in atto le azioni funzionali realizzi i tuoi obiettivi, al di là del ponte.

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