Edonica vs Eudaimonica

Queste due grandi distinzioni compaiono in occidente nelle scuole filosofiche dell’Antica Grecia e più precisamente la felicità come edonia/piacere da Aristippo e i cirenaici, e la felicità come eudemonia/autorealizzazione da Socrate, Platone ed Aristotele.
Questi due concetti vengono poi ripresi e approfonditi anche dalla Psicologia Positiva.

Lo psicologo Alan S. Waterman definisce l’edonia come semplice piacere e l’eudaimonia come espressione del sé.
La prima individua lo scopo della vita nello sperimentare al massimo livello il piacere e la felicità quale risultato della somma dei singoli momenti edonici, mentre la seconda va oltre al concetto di felicità e viene accostata al benessere in senso lato, inteso – secondo Ryan, Huta, e Deci, 2006 – come il risultato dell’inseguimento e raggiungimento di obiettivi positivi. Il benessere sarebbe quindi un processo di realizzazione personale e non il risultato o uno stato finale.

In sostanza realizzando il proprio “vero sé” si svolgeranno attività profondamente congruenti ai propri valori e alla propria natura e in grado di impegnare e coinvolgere in modo olistico, così da sentirsi vivi e autentici. Infatti, secondo Csikszentmihalyi, l’essenza della felicità secondo la visione eudimonica, si raggiunge con lo stato di Flow: “E’ lo stato in cui una persona è così impegnata in un’attività che nient’altro sembra importante”. Genera:

  • altissimi livelli di concentrazione sull’attività che si sta svolgendo;
  • irrilevanza per i problemi e qualsiasi altro pensiero al di fuori di quell’attività;
  • il miglior stato emotivo possibile.

Per chi come me si è formato all’Extraordinary Coaching School di Claudio Belotti, questi concetti sono basilari quando si lavora con un cliente. È come la differenza che intercorre tra realizzare un obbiettivo e perseguire il proprio scopo. Non necessariamente raggiungere un risultato ci garantirà la felicità. È il perseguire il nostro scopo, assecondano i nostri talenti che ci garantirà la vera soddisfazione.

Quando si lavora con un “Coachee” nell’area business accade di frequente di sconfinare nel personale o viceversa. I ruoli vanno bene e sono sacrosanti ma devono essere integrati tra loro, altrimenti si rischia una “felicità edonica” anziché quella “eudaimonica”.

Lascia un commento