Siamo abituati a dire “sono stanco”.
E a volte, non è stanchezza.
È disconnessione.
Disconnessione da quello che conta.
Da ciò che dà senso.
Da una direzione chiara.
Nel mio lavoro da coach, ho imparato a riconoscere quella differenza sottile ma fondamentale. La stanchezza passa con il riposo.
La disconnessione no. Si ripresenta il lunedì mattina, il venerdì pomeriggio, durante la call delle 9 o nella mail scritta senza alcuna voglia.
Come si manifesta?
- Perdi lucidità anche su compiti semplici.
- Ti sembra di fare tanto, ma di concludere poco.
- Ti senti vuoto, anche quando tutto sembra andare bene.
- Ti domandi spesso “ma perché sto facendo tutto questo?”
È uno stato subdolo, che spesso viene etichettato come stress o burnout, ma che in realtà affonda le radici in un bisogno più profondo: quello di riallinearsi.
Riallinearsi con cosa?
- Con i propri valori.
- Con il proprio perché.
- Con ciò che davvero ha senso fare, oggi.
Non è un discorso motivazionale.
È una questione di energia.
Di coerenza.
Di efficacia.
Quando c’è allineamento, l’energia torna.
Le decisioni diventano più facili.
Le giornate meno pesanti.
Le relazioni più autentiche.
Il coaching serve anche a questo
Il coaching non è solo goal setting, produttività o leadership.
È uno spazio in cui fermarsi e ritrovare connessione con sé stessi.
Per capire cosa manca, cosa non funziona, e soprattutto come tornare in carreggiata.
Non serve aspettare di toccare il fondo per iniziare.
A volte basta accorgersi che quella non è solo stanchezza, ma il segnale che è ora di rimettere al centro sé stessi.
Se senti che ti sei perso per strada, possiamo lavorarci insieme. Scrivimi.

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