Nel mio lavoro incontro spesso persone, team e aziende in fasi di grande cambiamento.
Non tutti i cambiamenti nascono per gli stessi motivi.
C’è chi cambia perché ha un obiettivo di crescita.
E c’è chi cambia perché, semplicemente, non può più andare avanti così.
Due spinte potenti, ma molto diverse:
– la mancanza
– e l’eccesso
Il cambiamento che nasce dal vuoto
Manca qualcosa.
Manca energia. Manca senso. Manca motivazione.
È quel momento in cui ti svegli e ti accorgi che l’automatismo non basta più.
Che ciò che prima ti bastava ora ti va stretto.
Che non sei più disposto a passare 8, 10, 12 ore al giorno in qualcosa che non ti assomiglia più.
Allora inizi a guardarti intorno.
Cerchi stimoli. Cerchi uno scopo.
Cerchi una direzione.
Quel vuoto che prima sembrava solo noia, ora ti brucia dentro.
Ed è proprio da lì che inizia la trasformazione.
Il cambiamento che nasce dal troppo
Poi c’è l’altra spinta. Quella che arriva quando sei saturo.
Quando non ce la fai più.
Non di rado, il cambiamento arriva per sfinimento.
Perché sei rimasto troppo tempo in un ambiente tossico.
Perché ogni giornata è piena di cose da fare, ma vuota di senso.
Perché ti sei adattato così tanto da dimenticare cosa ti fa stare bene davvero.
A quel punto non si tratta più di decidere.
Si tratta di sopravvivere. Di tirare una boccata d’aria.
Di salvare te stesso (o la tua azienda) prima che sia troppo tardi.
Anche le aziende cambiano per mancanza o per eccesso
Nel mondo business, queste due spinte sono evidenti.
Alcune aziende cambiano perché non possono più ignorare ciò che manca: innovazione, talento, visione.
Altre cambiano perché non ce la fanno più: troppi silos, troppi processi lenti, troppi costi da reggere.
In entrambi i casi, si arriva a un punto di rottura.
E in quel punto non c’è più spazio per girarci intorno.
Si cambia. Punto.
Ma la vera differenza sta nel come.
Il coaching serve anche a questo: capire la spinta
Cambiare tanto per cambiare, per provare qualcosa di nuovo o per imitare un trend, non porta da nessuna parte.
Ma cambiare con consapevolezza,
quando hai capito cosa vuoi lasciare e dove vuoi andare,
quello sì, cambia le cose.
E le cambia davvero.
Il coaching non serve solo a raggiungere un obiettivo.
Serve a fare ordine.
A mettere nome alle tue spinte.
A trasformare confusione e pressione in una direzione chiara.
Perché tra crescere e sopravvivere c’è una differenza enorme.
Ma in entrambi i casi, può essere l’inizio giusto per ripartire.
Se vuoi trasformare la spinta al cambiamento in una scelta consapevole, che abbia senso e durata, ti accompagno volentieri. Scrivimi e cominciamo insieme.

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