“Etiam si omnes, ego non.”
Anche se tutti vanno in quella direzione… io no.
È una frase attribuita a Pietro nel Vangelo secondo Matteo (26,33) che parla di lealtà, fermezza, ma anche di un bivio: quello tra seguire la massa o restare fedeli a un’intuizione profonda.
Oggi, questo verso ha un’eco sorprendentemente attuale anche nel mondo delle startup.
Lo scenario tipico: “Facciamo tutto in casa”
Nella fase iniziale di ogni startup c’è entusiasmo, visione e… spesso, una convinzione latente:
“Non abbiamo bisogno di un coach, possiamo farcela da soli.”
Il problema?
Tutti lo pensano.
E molti affondano nello stesso silenzio, spesso troppo tardi.
Il GAP invisibile: la falsa autosufficienza
In un contesto di pressione costante, funding da raggiungere, team giovani e visionari ma inesperti, la mancanza di supporto strategico (emotivo e operativo) diventa la vera zavorra.
Le conseguenze:
- Tensioni nel team non gestite → calo della produttività
- Difficoltà nel delegare → stress crescente per il founder
- Mancanza di chiarezza nella leadership → turnover e burnout
Eppure il mercato ripete:
“Così fan tutti. Cresci, scala, chiedi funding… e poi magari chiamerai un coach.”
Ma è qui che una vera leadership si distingue:
“Etiam si omnes — ego non!”
Chi dice NO alla massa, apre la porta alla trasformazione
Un founder che sceglie di farsi affiancare da un coach professionista con un metodo solido, sta facendo un gesto rivoluzionario:
- Sta scegliendo di prevenire, anziché curare
- Sta investendo su sé stesso come guida, non solo sulla strategia
- Sta rendendo il proprio team più autonomo e coeso da subito
Il bivio
Ogni startup si trova davanti a un bivio.
Da un lato: l’illusione dell’efficienza immediata, da soli.
Dall’altro: la scelta coraggiosa e strategica di evolvere con una guida competente.
Anche se tutti fanno così… tu puoi scegliere di non farlo.
Founder visionario, questo è il tuo momento.
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