Ma la mia vita è piena di sfighe o di sfide?

Ieri ho fatto un viaggio e ho deciso di condividere dei posti in macchina usando una famosa app di car pooling. Una di quelle esperienze che ti fanno capire quanto possiamo imparare semplicemente ascoltando chi ci capita accanto, e poi con un po di compagnia il viaggio vola.

Sul sedile accanto a me c’era una ragazza splendida, vestita di tutto punto. Mi ha detto che stava andando a Milano per un evento della settimana della moda. Aveva quell’aria elettrica di chi è già dentro la festa prima ancora di arrivarci.

Mentre chiacchieravamo, a un certo punto lei di punto in bianco mi ha detto :
“Se non ci vado poi mi viene il rimorso, come se mi fossi persa qualcosa di fantastico. In realtà… ci vado anche per sentirmi dire che sono carina, che sono bella. Perché da sola non riesco a dirmelo. E poi, è un’altra cosa da fare. Almeno non ho la sensazione di essermi fermata.”

Quelle parole mi hanno colpito.

Quanti di noi fanno lo stesso?

Quanti di noi inseguono eventi, applausi, conferme, solo per non sentire quel vuoto interiore?
Ci buttiamo in mille attività, non perché ci servono davvero, ma perché ci danno un “biscotto emotivo”: un complimento, un like, un’occhiata di approvazione.

Il problema è che, così facendo, stiamo concedendo agli altri il potere di dirci chi siamo.
E intanto evitiamo la cosa più importante: guardarci dentro e riconoscere da soli il nostro valore.

La resilienza che conta

La vita ci riempie di sfide ogni giorno, ma non sono “sfighe”: sono opportunità per costruire dentro di noi la forza di non dipendere più dal giudizio esterno.

La vera resilienza non è solo rialzarsi dopo una caduta. È smettere di correre dietro a conferme e iniziare a concederci da soli il permesso di dire:

  • “Sono bravo”
  • “Sono fiero di me”
  • “Valgo, anche se nessuno oggi me lo ricorda.”

La lezione di quel viaggio

Alla fine del tragitto, mentre lasciavo la ragazza davanti alla sua destinazione, mi sono reso conto di una cosa:
Molti di noi corrono da un evento all’altro, da un impegno all’altro, da un “contentino” all’altro, solo per non sentire di essere fermi.

Ma la verità è che non serve fare mille cose per dimostrare che siamo vivi.
Serve riconoscerci, dentro, senza bisogno di un palco, di un applauso o di uno specchio che ci dica che andiamo bene.

Perché le sfide della vita non servono a ricordarci quanto siamo fragili. Servono a farci scoprire quanto siamo già forti.

E voi cosa vi dite?

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