Chi ha paura del conflitto?

Spesso, non consapevoli dell’errore che stanno compiendo, le persone hanno paura dei conflitti.

Le ragioni possono essere svariate. Di frequente possono essere riconducibili ad una logica del quieto vivere, per cui pur di non discutere, senza considerare di arrivare al litigio vero e proprio, si preferisce non dire nulla. Il non detto però è una delle prime cause di malessere in qualsiasi tipo di relazione, sia essa di natura personale o professionale.

Certo è comprensibile che si voglia star lontani da drammi in cui entrano in scena vittime, persecutori, soccorritori che di volta in volta realizzano il triangolo drammatico ben spiegato da Stephen B. Karpman, autorevole studioso delle relazioni. In questo triangolo, che si potrebbe definire psico-drammatico, ogni persona coinvolta interpreta un ruolo, che nel corso dello svolgimento del dramma può anche cambiare. Quello che accomuna tutti i protagonisti è che i ruoli sono interpretati sulla base delle emozioni.

Invece di lasciarsi sequestrare dalle emozioni, ciò che invece potrebbe risultare più funzionale è aumentare la propria e reciproca consapevolezza e porsi alcune domande, come suggerito da Sebastiano Zanolli nel libro Guerra o pace*: che ruolo si sta interpretando? da quanto tempo lo si sta interpretando? A cosa sta servendo? qual è il ruolo che si vorrebbe? cosa è possibile fare per cambiarlo?

In generale sarebbe più utile smontare i drammi e spostare l’attenzione dalle emozioni a un piano più razionale.

Questo significa accogliere il confronto, vera ragione del conflitto. Stare nel conflitto, permettergli di esprimere tutte le potenzialità. Significa dare a tutte le persone coinvolte la possibilità di esprimere il proprio pensiero in un clima di accettazione e scambio di opinioni in cui il rispetto caratterizza ogni fase. Il conflitto è generativo poiché è nella sua dinamica che si crea la possibilità di una terza via che inizialmente sembrava impossibile e certamente non considerata perché sconosciuta.

Ecco allora che, se esercitato con assertività, il conflitto può arricchire e rendere più efficace qualsiasi interazione.

Così nessuno potrà più dire di avere paura del conflitto. E tu come decidi di approcciare il conflitto?

*Sebastiano Zanolli, Guerra o pace diversità e conflitto come punto di partenza per un destino comune nella vita e sul lavoro, ROI Edizioni

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